sabato 17 settembre 2011

I paesi del petrolio puntano sulle fonti alternative

Abu Dhabi, 17 set. - (Adnkronos/Aki) - Sempre più energia da fonti rinnovabili e alternative per ridurre il consumo interno di carburanti fossili e 'liberare' petrolio per le esportazioni. E' questa la linea di sviluppo che molti paesi mediorientali produttori di greggio hanno tracciato come modello per coniugare la crescente domanda di energia sul piano locale e la crescita economica. Negli ultimi tempi molti governi della regione hanno accelerato con progetti che riguardano lo sfruttamento di fonti energetiche diverse dal greggio, cercando di trasformare la completa dipendenza dal petrolio in un mix più equilibrato. Dal nucleare all'eolico, dal solare alle biomasse, si sono moltiplicati gli investimenti nel mondo islamico nelle energie rinnovabili e alternative.
I progetti più ambiziosi in Medio Oriente riguardano senza dubbio l'energia nucleare, considerata relativamente a basso costo e in grado di essere prodotta in tempi piuttosto brevi. Proprio a inizio settimana è stata inaugurata a Bushehr la prima centrale nucleare della storia dell'Iran. Il presidente Mahmoud Ahmadinejad, che di recente ha annunciato l'obiettivo di costruire 32 nuove centrali nucleari, come gli altri suoi colleghi, deve fronteggiare una 'fame' di energia che ha fatto registrare nella regione un aumento dei consumi di oltre il 5% dal 1999 al 2009, il dato di crescita più alto dopo l'Asia, mentre il consumo di petrolio è cresciuto in media del 4% all'anno.
Considerato che il Pil di molti paesi arabi dipende per oltre il 50% dagli introiti delle esportazioni di greggio, il benessere economico di questi Stati dipende dagli idrocarburi. Ne è consapevole l'Arabia Saudita che da tempo ha avviato contatti con società americane, coreane, giapponesi e francesi per la costruzione di reattori. Secondo alcuni studi, la maggior parte della produzione di greggio saudita nei prossimi 20 anni sarà utilizzata soprattutto per soddisfare il mercato interno. Per sopperire all'aumento della domanda interna e non far calare la quantità di idrocarburi destinati all'esportazione, Riad ha stanziato centinaia di milioni di dollari in investimenti nelle energie rinnovabili e nel nucleare.
Secondo alcuni analisti, il governo di re Abdullah intende dotarsi di energia atomica anche per controbilanciare i rapporti di forza nella regione, considerati i programmi di Teheran, che la comunità internazionale ritiene finalizzati alla costruzione di armi, e il potere deterrente costituito dalla bomba atomica israeliana.
A partire dal 2006, inoltre, anche alcuni Stati delle sponda sud ed est del Mediterraneo, come l'Egitto, e i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg) hanno commissionato studi di fattibilità per realizzare impianti nucleari per scopi pacifici. Il Kuwait, ad esempio, ha siglato un accordo di cooperazione sul nucleare con la Francia. A fine 2009, invece, gli Emirati hanno siglato un accordo del valore di 40 miliardi di dollari per costruire reattori nucleari con la società di Stato della Corea del Sud, Korea Electric Power Corp.
In Turchia al momento non ci sono reattori commerciali funzionanti ma è stato assegnato l'appalto per la costruzione del primo reattore sul Mar Morto, che entrerà in funzione nel 2015, ed è già prevista la costruzione di un secondo sulla costa mediterranea. Anche la Giordania, che comunque continua a lavorare nel solco delle energie 'tradizionali' come dimostra il recente accordo con l'Iraq per la realizzazione di un gasdotto, ha lanciato due anni fa un bando per la scelta del sito in cui costruire il suo primo reattore nucleare e ha siglato memorandum di cooperazione con Cina e Giappone.
Le resistenze al nucleare avanzate dall'opinione pubblica hanno però convinto altri governi a guardare all'energia 'verde', la cui produzione totale nei paesi del Medio Oriente e Nord Africa è aumentata dall'8,4% tra il 2000 e il 2007, con in testa Egitto e Iran. Israele, ad esempio, ha in programma la realizzazione del più grande impianto ad energie rinnovabili della regione che dovrebbe sorgere entro la fine del 2012 nell'area settentrionale delle alture del Golan. E' il caso anche degli Emirati, che oltre al nucleare, cavalcano il business dell'energia pulita con lo sfruttamento delle biomasse e soprattutto con Masdar City, il quartiere a emissioni zero che sorge ad Abu Dhabi. Entro il 2012 il ricco Stato del Golfo prevede di inaugurare la centrale solare più grande del mondo. Primato questo al momento detenuto dall'Arabia Saudita.
Lo stesso governo egiziano punta forte sulle rinnovabili, annunciando di voler produrre, dal 2020, il 20% del proprio fabbisogno dalle centrali eoliche, settore che è un punto di forza delle politiche energetiche del Paese. I progetti energetici uniscono anche Stati un tempo rivali. E' il caso di Pakistan e Iran che di recente hanno siglato una joint venture, una delle prime per quanto riguarda le rinnovabili, per realizzare un parco eolico da 1.000 megawatt.
I paesi del Nord Africa, invece, sembrano rivolgere le loro attenzioni alla produzione di energia solare sfruttando il deserto del Sahara. Il gigantesco progetto Desertec, del valore di 400 miliardi di dollari, guarda proprio in questa direzione. L'idea è di costruire un'immensa centrale di pannelli solari nel deserto per lo sfruttamento dell'energia solare ed eolica in grado di produrre elettricità per Medio Oriente, Nord Africa e paesi Ue. Al progetto, nato su iniziativa della società tedesca Dll GmbH di Monaco, hanno aderito gradualmente tutti i colossi dell'energia. Ma la recente crisi libica e, più in generale quella nordafricana, secondo alcuni addetti ai lavori rischia di mettere in pericolo la realizzazione di Desertec.
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