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Google: a breve il rivale di WhatsApp

Venerdì scorso il noto quotidiano ‘The Economic Times’, ha fatto sapere ai suoi lettori con un articolo che il colosso Google sta lavorando al lancio di un’applicazione di messaggistica istantanea. Sempre stando alla fonte della notizia Big G ha intenzione di iniziare a testare quest’ultima creazione nei mercati emergenti, fra cui l’India.
Stando a ciò che è stato riportato nell’articolo sembra che la casa con sede in California sia nelle fasi iniziali del progetto e probabilmente se tutto andrà a buon fine vedremo la sua comparsa nel Play Store il prossimo anno.
Le fonti, inoltre, ci fanno sapere che quest’app vivrà di vita propria e quindi non sarà necessario l’utilizzo di un account Google per potersi registrare come succede con gli altri servizi che offre la casa di Mountain View, né tantomeno sarà inglobata in servizi di messaggistica già esistenti.
Pare infine, che si stia lavorando anche su un sistema di localizzazione da inserire all’interno del servizio così che da poter condividere la propria posizione con i contatti, una funzione che ritroviamo già in molte applicazioni simili, mentre la cosa curiosa è che si sta valutando persino l’inserimento di un supporto linguistico che per il momento non si bene a cosa possa servire (traduzione istantanea dei messaggi? – ndr.).

Il progetto una volta rilasciato andrà a confrontarsi con tutte quelle società che offrono un servizio simile (per esempio: Whatsapp, Line, BBM e via dicendo), bisognerà però vedere se riuscirà a ritagliarsi o meno una fetta in questo già vasto e saturo mercato.
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SHELLSHOCK, MINACCIA AI SERVER MONDIALI

Il pericolo esiste da tempo. Sfrutta una falla di sicurezza nell'interfaccia internet. Ma gli esperti sono divisi e c'è chi dice che gli effetti saranno assai poco rilevanti
SI CHIAMA "Shellshock" l'ultima minaccia informatica in grado di colpire potenzialmente qualsiasi computer, dato che - come scrive il quotidiano britannico The Independent - sfrutta una falla di sicurezza in una delle interfaccia di sistema. Secondo gli esperti per "tappare" adeguatamente la falla ci vorranno anni, e sarà compito non dei singoli utenti ma dagli amministratori di sistema e dei webmaster visto che ad essere interessanti sono potenzialmente milioni di server in tutto il mondo. Se la pericolosità potenziale è elevatissima, la complessità di uso per un hacker abile no. C'è di che preoccuparsi.

Questa grave vulnerabilità nella shell Bash è presente da molto tempo in sistemi operativi basati su Unix, Linux e OSX compresi. Consente a chi attacca di aprire la Shell, ovvero quella parte del sistema operativo che permette di interagire con il sistema stesso, dando comandi e avviando programmi. Secondo alcuni esperti il bug potrebbe essere potenzialmente più pericoloso di Heartbleed, considerando che il pirata informatico potrebbe richiamare la shell senza che il possessore del computer se ne accorga. Il problema sta nel fatto che è possibile "creare variabili d'ambiente con valori manipolati prima di chiamare la shell Bash. Queste variabili possono contenere codice, che sarà eseguito non appena s'invoca la shell", si legge sul post di Red Hat. Non si tratta di un problema teorico, sono stati già individuati attacchi che sfruttano questo bug.

"Bash è il software usato per controllare il prompt dei comandi su molti computer Linux", si legge su The Guardian. Se un criminale ne dovesse prendere il controllo sfruttando questo bug, quindi, potrebbe potenzialmente fare danni ingenti. A ragion veduta, quindi, persino il Dipartimento per la sicurezza nazionale degi Stati Uniti (Homeland Security, DHS) ha pubblicato un allarme a riguardo.


Tuttavia, il difetto non è certo nuovo ed esiste da almeno dieci anni: "È un bug molto poco usuale, presente in un'oscura caratteristica di un programma al quale i ricercatori non hanno mai prestato attenzione precisamente perché nessuna persona ragionevole si aspetterebbe possa causare un malfunzionamento di questo tipo", ha spiegato l'esperto in sicurezza informatica Michal Zalewsky. Nonostante i timori gli effetti reali tuttavia saranno, sempre secondo gli esperti, assai poco rilevanti: "Non entrerà nella top ten dei metodi usati dagli hacker quest'anno".
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Addio brutti ricordi, la scienza li trasforma in belli

Estirpare dalla memoria i ricordi di un amore finito, come accade nel film 'Se mi lasci ti cancello', potrebbe diventare inutile: un team di neuroscienziati americani è riuscito infatti a invertire le associazioni emotive legate ai ricordi. In pratica, quelli brutti sono stati trasformati in piacevoli. L'eccezionale ricerca, condotta sugli animali e descritta su 'Nature' dagli scienziati del Mit, 'fotografa' il circuito cerebrale che controlla come i ricordi si legano a emozioni positive o negative.

Inoltre i ricercatori hanno scoperto che potevano invertire l'associazione emotiva di ricordi specifici. Il tutto manipolando cellule cerebrali con l'optogenetica, una tecnica innovativa e sperimentale che utilizza la luce per controllare l'attività dei neuroni. I risultati dimostrano che il circuito che collega l'ippocampo e l'amigdala gioca un ruolo cruciale nell'associazione di emozioni e memoria. E, al di là del destino degli amanti infelici, proprio questo 'interruttore' potrebbe offrire un bersaglio per nuovi farmaci mirati a trattare il disturbo post-traumatico da stress e a superare violenti traumi, dicono i ricercatori.

"In futuro, potremo essere in grado di sviluppare metodi che aiutino le persone a ricordare le memorie positive più di quelle negative", dice Susumu Tonegawa, direttore del Riken-Mit Center for Neural Circuit Genetics. Ma, in pratica, come si fa a intervenire sui ricordi? Questi sono composti di molti elementi, immagazzinati in diverse parti del cervello. Il contesto, le informazioni su tempo, luogo e posizione al momento dell'accaduto vengono immagazzinate nelle cellule dell'ippocampo, mentre le emozioni legate a quello specifico ricordo si 'annidano' nell'amigdala.

Precedenti ricerche hanno dimostrato che molti aspetti della memoria, comprese le associazioni emotive, sono malleabili. Gli psicoterapeuti hanno approfittato di questo punto debole per aiutare i pazienti che soffrono di depressione e disturbo da stress post-traumatico, ma i circuiti neurali alla base di questo aspetto non erano noti.

Grazie a una tecnica sperimentale, l'optogenetica, i ricercatori hanno potuto etichettare - nei topi - i neuroni che codificano una memoria specifica. Il tutto individuando e marcando le cellule dell'ippocampo che si attivano durante la formazione del ricordo con una proteina sensibile alla luce. Da quel momento in poi, ogni volta che le cellule si attivano con la luce, i topi richiamavano la memoria codificata da quel gruppo di cellule.

L'anno scorso il laboratorio di Tonegawa ha usato questa tecnica per impiantare falsi ricordi nei topi, proprio come accade ad Arnold Schwarzenegger in 'Total Recall'. Ma ora gli scienziati hanno voluto andare oltre, per capire appunto come il contesto di un ricordo viene legato a una particolare emozione. E in che modo manipolarla.

Il team ha quindi etichettato i neuroni associati a un'esperienza gratificante (per i topi maschi, la compagnia di una topolina) o a una spiacevole (una lieve scossa elettrica). In questa prima serie di esperimenti, i ricercatori hanno lavorato su una parte dell'ippocampo chiamata giro dentato. Due giorni dopo i ricercatori hanno condotto un test dimostrando che la riattivazione 'artificiale' del ricordo pauroso e di quello piacevole aveva avuto successo. Dopodiché il team ha cercato di invertire le risposte emotive dei topi, agendo sul circuito cerebrale individuato. Il risultato è stato positivo.


"La plasticità del collegamento tra l'ippocampo e l'amigdala svolge un ruolo cruciale nella commutazione della valenza del ricordo", conclude Tonegawa. I suoi ricercatori stanno ora cercando di scoprire le firme molecolari dei due tipi di cellule dell'amigdala. Ma vogliono anche capire se riattivare ricordi piacevoli ha qualche effetto sulla depressione. (AdnCronos)
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Un diamante è per sempre?

«Cremazione Diamond. Trasformiamo in diamanti le ceneri dei tuoi cari». Tutto vero. Si tratta del nuovo servizio dell’agenzia funebre Taffo che già si è fatta notare per le campagne pubblicitarie dall’ironia cinica. Trecento manifesti hanno invaso Roma, resteranno affissi per 15 giorni per far conoscere l’ultima frontiera della cremazione.

«Il diamante della memoria», spiega Alessandro Taffo, direttore commerciale e tra i titolari della società. Un’idea copiata, negli Usa lo fanno già da un po’. «Abbiamo stretto un accordo con una società svizzera, lì vengono spedite le urne dei defunti e attraverso procedimenti piuttosto complicati in laboratorio si trasformano le ceneri in diamanti. Le dimensioni variano a secondo della quantità delle ceneri, da dove si estrae il carbonio per creare il diamante. Ci vuole un po’ di tempo, da un mese e mezzo a sei mesi». Anche qui non si inventa nulla, ma si copia quel che avviene in natura.

«Allo stesso modo in cui l’acqua si trasforma in ghiaccio, così si ricreano in laboratorio le condizioni per la sintesi e la trasformazione delle ceneri da cremazione in un diamante che ha le stesse proprietà fisiche, chimiche ed ottiche dei diamanti naturali», così si legge sul sito di Algordanza, il gruppo internazionale con sede principale a Coira, in Svizzera, e che si occupa della trasformazione.

La Taffo ha affidato anche questa campagna pubblicitaria alla società di comunicazione Peyote. «Ancora una volta abbiamo puntato sull’ironia e sul messaggio dissacrante», racconta Alessio Logrippo, ideatore del manifesto che ha invaso la città con Daniele Campanale. «Il target della campagna è ovviamente femminile, trattandosi di diamanti. Abbiamo immaginato una donna che ha desiderato da sempre avere quella pietra in regalo dal marito non troppo disponibile a farle questo dono. Cosa c’è di più feroce di una vedova che appena può ottiene il tanto agognato diamante dalle ceneri del marito?».

Il manifesto rimbalza sui social, il che vuol dire che ha fatto segno. Le reazioni? «C’è chi si scandalizza e scrive: non c’è limite al peggio. E chi invece coglie l’ironia e commenta: siete geniali», dice Logrippo, fiero dei risultati ottenuti dalla precedente campagna sulla cremazione certificata del 2012, sempre per la Taffo Funeral Services. Sul manifesto si vedeva un’urna sul camino: «Sei sicuro di non avere estranei in casa?». Slogan che valse alla Peyote 3 riconoscimenti alla 18a edizione di Mediastars.

«Puntiamo su un messaggio alternativo e d’effetto. Può piacere o non piacere ma la nostra filosofia è l’originalità», spiega Alessandro Taffo. E così ancora prima l’agenzia funebre aveva lanciato una campagna sulla sicurezza stradale, «rispetta la vita». Cinque messaggi: «Mantieni sempre la distanza di sicurezza. E noi faremo altrettanto», «Se hai bevuto fai guidare qualcun altro. O saremo noi a darti un passaggio», «Non correre oltre i limiti. Noi non abbiamo fretta di vederti», «Fai allacciare le cinture anche ai passeggeri, non costringerci a fare gli straordinari».

Ad inizio gennaio è stato lanciato il nuovo capitolo con una nuova e criticata campagna sui funerali a rate dal titolo «Vi aiuteremo a farlo a pezzi. Il pagamento del funerale. A rate da 99 euro al mese». Il cinismo è una delle chiavi dell’ironia, dosarlo non è facile: se non è abbastanza non fa ridere e se è troppo nemmeno.
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AD OTTOBRE IL NUOVO ALBUM DEI PINK FLOYD

Milano, 8 lug. (TMNews) - Dopo vent'anni di silenzio, il gruppo leggenda del rock inglese, i Pink Floyd, tornerà a farsi sentire con un nuovo album, "The Endless River".
La notizia è arrivata a sorpresa su Twitter, rilanciata dalla scrittrice nonché autrice di alcuni testi Polly Samson, moglie del chitarrista della banca, David Gilmour. "A proposito (by the way...), il nuovo album dei Pink Floyd che uscirà in ottobre si chiama 'The Endless River'. Si basa su una registrazione del 1994 ed è il canto del cigno di Rick Wright ed è molto bella", ha scritto Samson in un tweet.
Il tastierista del gruppo, Rick Wright, uno dei fondatori della band, è morto nel 2008. I Pink Floyd hano venduto oltre 250 milioni di copie di album in tutto il mondo, fra cui "Dark Side Of The Moon" e "Wish You Were Here", fin da quando sono nati nel 1965. L'ultimo album uscì nel 1994, "The Division Bell".
L'ultimo concerto dei Pink Floyd è stato a Londra nel 2005; non è ancora chiaro quando torneranno in tour per promuovere il prossimo album.
http://www.pinkfloyd.com/index.phphttp://www.pink-floyd.it/

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Ologrammi nel telefonino dal 2015

Arriveranno nel 2015 i primi telefoni in grado di ospitare il chip che crea futuristici ologrammi

 La Ostendo Technologies, società californiana sta per lanciare uno smartphone che proietta ologrammi.
La società californiana è all’avanguardia ed ha realizzato un chip capace di proiettare su uno schermo di 48 pollici un ologramma, di cui si potrà regolare la luminosità, il colore e l’inclinazione.
Il Wall Street Journal ne descrive maggiormente le caratteristiche. Il dispositivo ha la grandezza di una caramella, e potrebbe essere inserito negli smartphone di nuova produzione. Potremo vederlo nel 2015 visto che la società, Ostendo ha ricevuto 120 milioni di dollari come finanziamento per la realizzazione per il chip.

I display sono l’ultima frontiera – ha dichiarato al Wall Street Journal il fondatore e chief executive di Ostendo, Hussein El-Ghoroury - nel corso degli anni la potenza è aumentata e le connessioni ora sono più veloci ma non abbiamo visto miglioramenti importanti per i display“.
Il chip che proietta ologrammi non è destinato solo allo smartphone ma soprattutto alla tecnologia indossabile.
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Il 5 giugno si festeggia la Terra

La Giornata mondiale dell’ambiente 2014 si celebra il 5 giugno. Si tratta di un’occasione per festeggiare la Terra e tutte le meraviglie della natura che il pianeta mette a nostra disposizione. Allo stesso tempo è l’occasione giusta per riflettere sul valore dell’ecocompatibilità e sulla possibilità che noi tutti abbiamo per rispettare l’ambiente e le risorse che esso ci fornisce.
Il significato
La Giornata mondiale dell’ambiente è una festa che è stata proclamata fin dal 1972 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ogni edizione ha un tema conduttore e nello specifico si vuole fare il punto su quelle risorse alimentari importanti per ogni popolazione, che non dovrebbero essere sprecate. Da questo punto di vista l’Unep, l’Agenzia dell’Onu per l’ambiente, ha sottolineato come i dati non siano affatto incoraggianti. In maniera precisa sarebbe importante tenere conto dello sviluppo sostenibile, fondamentale nell’ambito degli equilibri mondiali. Secondo l’Unep e la FAO, per nutrire gli 870 milioni di persone che ogni giorno non hanno che cosa mangiare ci vorrebbero 1,3 miliardi di tonnellate di derrate alimentari. Di conseguenza si comprende bene come l’impronta alimentare che siamo in grado di lasciare e la maniera, in cui vengono gestite le risorse, assumano un ruolo di prim’ordine. Portare avanti l’ecosostenibilità vuol dire tenere conto anche degli sprechi alimentari e di tutte le opportunità che abbiamo, per riuscire ad evitarli.
Gli eventi
Molti sono gli eventi che sono stati organizzati per celebrare la Giornata mondiale dell’ambiente. il 2014 in particolare è l’anno internazionale dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo. Questi corrono un pericolo serio, perché sono a rischio a causa dell’innalzamento del livello del mare, provocato soprattutto dai cambiamenti climatici. Secondo gli esperti tutti noi possiamo fare qualcosa, per evitare i mutamenti del clima disastrosi. Anche nel quotidiano possiamo agire migliorando il nostro stile di vita green. Proprio per questo è stato messo a punto uno specifico sito internet, sul quale si possono registrare tutte le iniziative che decideremo di attuare il 5 giugno, nell’ambito di un’impronta più ecosostenibile.

Da ricordare a Milano l’incontro organizzato presso il museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo Da Vinci. L’evento ha il nome di “Alzate la vostra voce, non il livello del mare“: si discuterà proprio sulla questione urgente del clima e sarà presentato un interessante progetto dal titolo “Studiare il futuro”, che il museo sta sviluppando con l’aiuto delle Università e dell’autorità di bacino del fiume Po. Da non perdere nemmeno l’iniziativa “Green to work day“: consiste in una sensibilizzazione rivolta ai più, per spingere ad andare al lavoro in maniera sostenibile, utilizzando la bicicletta, i mezzi pubblici o il car pooling. L’obiettivo è quello di promuovere il valore della mobilità green, che per molti rappresenta soltanto un’eccezione. C’è veramente l’imbarazzo della scelta, perché ciascuno di noi possa contribuire in maniera consapevole alla cultura del vivere green, a sostegno del pianeta.
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La maglietta-diagnostica, il futuro della medicina

L’azienda canadese OMsignal ha ideato la prima “maglietta diagnostica” al mondo. Si parlava da tempo di questa idea e c’erano tutte le premesse per far sì che buona parte delle mosse di una visita medica potessero avvenire a distanza, tramite sensori applicati direttamente al corpo. L’idea geniale sta nel mascherare tali sensori con una maglietta per farli passare inosservati. E la maglietta non è l’unico prodotto di questo tipo.
Le t-shirt -che vanno ad aggiungersi a occhiali, orologi, cuffie “intelligenti” create in aiuto della scienza- potranno monitorare le funzioni vitali come battito cardiaco, respirazione e pressione attraverso degli elettrodi sistemati all’altezza del torace che comunicano con un mini computer che archivia i dati e che si trova in una delle tasche della maglietta. Si potrà tener conto delle calorie bruciate e del livello di stress dell’organismo, del buon funzionamento del cuore e delle anomalie eventuali. Il tutto in collegamento diretto con il computer del medico.Nonostante tutte queste belle premesse, la maglietta non è stata progettata né testata a puro scopo medico ma più come ausilio per gli allenamenti degli atleti. Ma la via verso l’utilizzo diagnostico è già aperta e percorribile, per esempio nei casi di asma, di patologie cardiache. Il progetto della OMsignal è stato presentato e illustrato sulle pagine della rivista MIT Technology Review, organo del prestigioso istituto di ricerca di Boston.


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Startnext: la fine del packaging?

Nasce a Berlino un supermercato senza imballaggi  La spesa sarà totalmente sostenibile

In Germania sta nascendo il primo negozio privo di confezioni, in cui i prodotti saranno esposti in contenitori recuperati grazie al crowdfunding.

17:38 - A Berlino nascerà un supermercato unico nel suo genere, il primo a non utilizzare imballaggi a perdere, ovvero contenitori di plastica, carta o vetro da gettare dopo l'uso. I prodotti saranno esposti in scatole e recipienti forniti al negozio direttamente dai clienti e si porteranno via in borse di tela o barattoli esclusivamente riutilizzabili, messi a disposizione dal supermercato. Le persone, tornando nel negozio, potranno riutilizzare i contenitori per la loro spesa, oppure restituirli al punto vendita, che li darà ad un altro cliente.
Niente imballaggi e confezioni a perdere - L'obiettivo è quello di diminuire drasticamente la quantità di materiale utilizzato per gli acquisti, che solitamente viene gettato via. All'interno non si troveranno imballaggi tradizionali, ma frutta, verdura e tutto il resto sarà disposto in contenitori portati dalle persone che aderiranno al progetto. Non si acquisteranno quindi confezioni, ma le compere si faranno a peso attraverso, ad esempio, piccoli silos che forniranno solo la quantità di prodotto desiderata. Meno sprechi quindi. Nel supermercato si troveranno centinaia di alimenti, con un occhio di riguardo alla dieta vegana e vegetariana.
Raccolta fondi online - Il progetto si chiama Original Unverpackt ed è stato lanciato sul web, sul sito di crowdfunding startnext
. La cifra minima da raggiungere per aprire il supermercato si aggira attorno ai 45mila euro, per coprire tutte le spese. All'arredamento poi ci penseranno i clienti stessi. "Il nostro obiettivo è di consentire a tutte le persone l'accesso a cibi selezionati con cura, escludendo imballaggi a perdere, per uno shopping divertente. Vogliamo avere scelta, come consumatori, come venditori, come acquirenti e come fornitori. Siamo alla ricerca di slow food e di rifiuti zero", dicono le due ideatrici di Original Unverpackt.

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