giovedì 1 settembre 2011

Gravi rischi per ambiente polare da trivellazioni nell'Artico


Roma, 31 ago. (Adnkronos)- Teme "gravi rischi per i ghiacci e per l'ambiente polare" dalle trivellazioni per la ricerca del petrolio in Artico il direttore del Dipartimento Terra e Ambiente del Cnr, Enrico Brugnoli, che, raggiunto telefonicamente dall'ADNKRONOS nella base del Consiglio nazionale delle ricerche 'Dirigibile Italia' di Ny-Alesund, nelle isole Svalbard, nel Circolo polare artico, commenta così la notizia dell'accordo tra il gigante petrolifero russo Rosneft e il colosso americano Exxon che apre alla ricerca di nuovi giacimenti di petrolio anche al Polo Nord.
"Già il particolato è causa dello scioglimento dei ghiacci artici, figuriamoci quali danni potrebbero avvenire da versamenti di petrolio" afferma lo scienziato del Cnr. "Comprendo pienamente l'esigenza di approvvigionamento energetico ma -aggiunge Brugnoli- le trivellazioni, che rappresentano interessi economici e politici, possono rappresentare anche un pericolo forte per quest'area".
"Qui -sottolinea lo scienziato- ci sono iceberg importanti, l'Artico, i ghiacci polari sono una grande risorsa d'acqua per il pianeta. Non è la stessa cosa trivellare in Artico rispetto alle attività petrolifere fatte in oceano aperto o in Adriatico".
"Si sa che qui in Artico -continua Brugnoli- possono esserci riserve petrolifere importanti ma le piattaforme e le attività petrolifere vanno fatte in estrema sicurezza, nella piena tutela dell'ambiente, e le ultime sciagure lasciano pensare sulla sicurezza delle tecnologie attuali".
"I Poli -ricorda Brugnoli- sono la cartina al tornasole dei cambiamenti climatici, noi siamo qui per studiare come evitare lo scioglimento dei ghiacci, come tutelare questi ambienti".
"Il Cnr -afferma ancora Brugnoli- è qui in Artico per finalità di ricerca scientifica e tenere alta la presenza italiana nel Consiglio Artico come membro. I ghiacci si sciolgono e aprono così nuovi interessi sul fronte dei trasporti e sul fronte energetico".
"I ghiacci -ribadisce lo scienziato del Cnr- si stanno sciogliendo e su questo non c'è dubbio. Ora tutta la comunita' internazionale, tranne gli Usa, sta studiando questi fenomeni e le loro conseguenze per la vita sulla Terra".
Brugnoli riferisce quindi la recente "installazione di una nuova torre italiana di ricerca in Artico". "Ci sono 20 Paesi presenti in quest'area e l'Italia -continua ancora- ha forti rapporti con Norvegia, Corea, Inghilterra e Francia" nel campo della ricerca scientifica". "Va bene la ricerca petrolifera ma -sottolinea ancora- va tutelato l'ambiente". Proprio in questi giorni l'Ambasciatore italiano in Norvegia, Antonio Bandini, è in visita presso la base del Consiglio nazionale delle ricerche nelle isole Svalbard, nel Circolo polare artico.
Una visita voluta per ribadire che per l'Italia, ha detto Bandini, "è essenziale essere presenti nell'Artico nel momento in cui il grande Nord è al centro dell'attenzione politica internazionale su temi fondamentali quali i trasporti marittimi, la tutela ambientale, lo sfruttamento delle risorse energetiche". E, "in conseguenza dei rapidi cambiamenti climatici e ambientali, -conclude Brugnoli- la necessità di studiare in particolare il sistema Artico con un approccio integrato multidisciplinare è sempre più stringente".
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