giovedì 12 marzo 2020
giovedì 12 novembre 2015
TensorFlow, l'intelligenza artificiale di Google è ora aperta a tutti
Grosse novità nel campo dell'intelligenza
artificiale: Google
ha infatti annunciato il rilascio di TensorFlow, un sistema di machine learning
di seconda generazione potenzialmente
in grado di rivoluzionare il modo nel quale interagiamo con la tecnologia e,
più in generale, con tutto il mondo circostante.
Big G descrive
TensorFlow come "una libreria di software open source per la computazione
numerica che utilizza grafici di flusso dei dati". In parole più povere,
si tratta di un sistema che permette ad un computer (o anche ad uno smartphone) non soltanto di eseguire una
determinata operazione ma anche di capirla, migliorando così
col tempo la propria performance.
TensorFlow è
un'evoluzione di DistBelief, la prima generazione del sistema, rispetto alla
quale promette di essere molto più performante, in particolare grazie alla
capacità di realizzare e istruire reti neurali cinque volte più veloci:
per chi non lo sapesse, le reti neurali (Neural Networks) sono dei modelli che,
con una configurazione simile a quella dei neuroni in un cervello, permettono
ad un sistema di mettere le informazioni in suo possesso in relazione fra loro
e, per l'appunto, di "imparare". Di fatto, si tratta di ciò che sta
alla base degli studi sull'intelligenza artificiale.
"Il machine learning è ancora agli
albori, non riesce a fare quello che un bambino di quattro anni fa agevolmente
come riconoscere un dinosauro dopo averlo visto in foto un paio di volte",
spiega il CEO di Google, Sundar Pichai. "Abbiamo tanto lavoro da fare ma
TensorFlow è un buon inizio e
ci aiuterà a fare questo lavoro tutti insieme".
Un elemento di particolare rilevanza è rappresentato proprio dalla
natura open-source del progetto TensorFlow, che permetterà quindi l'accesso al codice non soltanto ai
tecnici di Google ma anche a sviluppatori ed ingegneri di tutto il mondo. Pur
se con le dovute differenze, si tratta dello stesso percorso che ha portato al
successo di Android, il sistema operativo per dispositivi mobili targato Big G.
"Speriamo
che la community che lavora sul machine learning scambi idee più velocemente
possibile per accelerare la ricerca", aggiunge Pichai. "TensorFlow
è una piattaforma valida non solo per la tecnologia ma è utile anche ai
ricercatori che
vogliono dare un senso alla loro mole di dati, dalle scoperte sulle proteine a
quelle che riguardano l’astronomia".
Parlando in
termini concreti TensorFlow, che potrà girare su un computer così come uno
smartphone o su un tablet, sarà il primo passo verso dispositivi potenziati
dall'intelligenza artificiale, in grado di capire meglio e prima cosa desideriamo.
"Solo un paio di anni fa non era possibile parlare a un’app di Google in
mezzo al traffico cittadino, leggere un cartello stradale in russo utilizzando
Google Translate o trovare immeditamente le immagini del vostro cagnolino in
Google Photos", spiega Pichai. "Le nostre app non erano
abbastanza evolute e intelligenti per fare tutto ciò, ma in pochissimo tempo
sono migliorate moltissimo e,
grazie al machine learning, oggi possiamo fare tutte queste cose molto più
facilmente e spingerci anche oltre".
giovedì 28 maggio 2015
Periscope, l'app per trasmettere in diretta debutta anche su Android
Periscope, l'applicazione
di Twitter per il live streaming dallo smartphone, debutta a livello globale
anche su Android. L'app era inizialmente disponibile solo per iPhone, mentre
ora punta a conquistare la consistente fetta degli utenti del sistema operativo
mobile di Google.
Le
funzioni sono per lo più le stesse anche se gli utenti di Android hanno a
disposizione opzioni aggiuntive, a cominciare da un maggiore controllo sulle
notifiche. Lanciata a fine marzo solo per iOS, Periscope è ora disponibile
anche per dispositivi con sistema operativo Android 4.4 Kitkat o versioni
successive. L'applicazione, spiega Twitter in una nota, potrà essere scaricata
a breve dal Google Play Store e permette di condividere esperienze ed eventi in
diretta streaming da qualsiasi luogo.
La versione per Android supporta tutte le funzioni già a disposizione degli
utenti iOS, come la possibilità di attivare trasmissioni pubbliche o riservate
a utenti specifici oppure la possibilità di commentare solo a chi si segue. Ci
sono tuttavia caratteristiche in esclusiva per Android, a cominciare da un
maggiore controllo sulle notifiche di Periscope, come ad esempio le «First Time
Broadcast notifications» (quando un utente che già si segue su Twitter
trasmette su Periscope per la prima volta) e le «Share notifications» (quando
qualcuno che si segue su Periscope condivide il live streaming di qualcun
altro). Ma non solo. Periscope per Android offre anche la «Resume notification»
che permette all'utente di tornare a seguire un live streaming che ha dovuto
interrompere (a causa di una telefonata o di un messaggio).
martedì 28 aprile 2015
La pasta in 3D, il futuro è ormai alle porte
Un bel piatto di pasta fatto in casa e pronto in soli due
minuti. È questa la scommessa di Barilla, la nota marca di pasta italiana, che,
nel suo stabilimento di Parma, è alle prese con il futuro e con le strabilianti
meraviglie delle stampanti in 3D.
Michela Petronio, vice presidente del settore ricerca e
sviluppo della Barilla, in una recente intervista rilasciata al quotidiano la
Repubblica, ha detto che "l'idea è nata 3 anni fa in un meeting con dei
ricercatori olandesi del Tno. Loro volevano esportare la tecnologia della
stampa 3D al settore alimentare e la pasta è sembrata il prodotto ideale: è
liquida, semplice, fatta solo di acqua e semola".
L'intenzione è semplice: permettere a tutti, semplici
consumatori e ristoratori, di 'fabbricarsi' la pasta nella propria cucina.
Scegliere il tipo di farina e gli ingredienti, dalle uova alle verdure, e,
perché no, il formato dopo averlo disegnato al computer.stampante_3d_pasta.jpg Una vera e propria sfida con la propria
fantasia.
I tempi sembrano essere ormai maturi. "La prima volta
ci abbiamo messo 20 minuti per stampare un singolo pezzo di pasta, ha spiegato
ancora Petronio, dopo due anni ci mettevamo due minuti a farne quattro, adesso
siamo vicini a stampare un piatto di pasta in due minuti". Nuovi formati
di pasta hanno, intanto, già fatto capolino tra gli scaffali e lo scorso anno,
nel corso di un concorso di design che ha visto partecipare ben 216 progetti,
sono stati premiati le rose, i vortici e le lune. Oltre che buoni anche un
nuovo piacere da gustare tutto con gli occhi.
martedì 7 aprile 2015
La stampa 3D diventa fashion
Anche
il mondo della calzatura sta guardando con interesse alla stampa additiva. Il Gruppo Meccaniche Luciani, per esempio, ha scelto la tecnologia
Objet500 Connex3 a triplo getto di Stratasys per combinare colori e materiali in una
collezione che comprende tre paia di scarpe, una borsa e un top con bracciale
dai dettagli estetici molto curati. Ogni singolo pezzo è realizzato in un solo
processo con una complessa combinazione di materiali morbidi e rigidi, in
colori luminosi che sfumano dal rosa brillante ai contasti tra il bianco e il
nero.
Precisione con rapidità
Le calzature hanno linee sinuose, complesse e ben delineate, tanto che durante la fase di design, spiega Elisa Luciani, responsabile vendite per il Gruppo Meccaniche Luciani«Eravamo preoccupati per la rigidità e la resistenza dei tacchi. Comunque, grazie alle caratteristiche della stampa 3D, che consentono di combinare contemporaneamente densità differenti di materiali rigidi e morbidi, siamo riusciti a produrre l’intera scarpa con un solo processo di stampa. In passato, non siamo mai riusciti a realizzare parti di prototipi, quali stivali e borse, rapidamente senza preparare uno stampo campione, oggi invece siamo in grado di produrre prototipi con un elevato livello di precisione più rapidamente rispetto alla prototipazione tradizionale» aggiunge Luciani.
Le calzature hanno linee sinuose, complesse e ben delineate, tanto che durante la fase di design, spiega Elisa Luciani, responsabile vendite per il Gruppo Meccaniche Luciani«Eravamo preoccupati per la rigidità e la resistenza dei tacchi. Comunque, grazie alle caratteristiche della stampa 3D, che consentono di combinare contemporaneamente densità differenti di materiali rigidi e morbidi, siamo riusciti a produrre l’intera scarpa con un solo processo di stampa. In passato, non siamo mai riusciti a realizzare parti di prototipi, quali stivali e borse, rapidamente senza preparare uno stampo campione, oggi invece siamo in grado di produrre prototipi con un elevato livello di precisione più rapidamente rispetto alla prototipazione tradizionale» aggiunge Luciani.
Capi indossabili e a lunga durata
Nella stessa collezione sono stati presentati un bracciale e un top elaborato con contasti in bianco e nero. Prodotto sfruttando una combinazione di materiali avanzati, il corpetto presenta contrasti di colore di grande effetto che enfatizzano le linee curve sofisticate al centro. Per evitare la scomoda rigidità tipica della plastica tradizionale, l’azienda ha scelto come alternativa i materiali simil-gomma. Come spiega Luciani, «Il nostro obiettivo principale era la realizzazione di un capo indossabile ed estremamente accurato e realistico. Grazie ai materiali Stratasys, abbiamo potuto stampare in 3D un top con diversi gradi di morbidezza indossabile a diretto contatto con la pelle. La possibilità di combinare contemporaneamente materiali rigidi e morbidi è unica, seguendo un processo diverso, avremmo dovuto produrre manualmente ciascun materiale e quindi assemblarlo individualmente».
Nella stessa collezione sono stati presentati un bracciale e un top elaborato con contasti in bianco e nero. Prodotto sfruttando una combinazione di materiali avanzati, il corpetto presenta contrasti di colore di grande effetto che enfatizzano le linee curve sofisticate al centro. Per evitare la scomoda rigidità tipica della plastica tradizionale, l’azienda ha scelto come alternativa i materiali simil-gomma. Come spiega Luciani, «Il nostro obiettivo principale era la realizzazione di un capo indossabile ed estremamente accurato e realistico. Grazie ai materiali Stratasys, abbiamo potuto stampare in 3D un top con diversi gradi di morbidezza indossabile a diretto contatto con la pelle. La possibilità di combinare contemporaneamente materiali rigidi e morbidi è unica, seguendo un processo diverso, avremmo dovuto produrre manualmente ciascun materiale e quindi assemblarlo individualmente».
Una borsa ispirata ai fiori completa la collezione.
Realizzata con una combinazione di strati dalle forme triangolari ben definite
che si sviluppano in linee curve futuristiche, affronta perfettamente l’usura
quotidiana grazie alla resistenza del materiale opaco rigido VeroBlack di
Stratasys.
giovedì 2 aprile 2015
WhatsApp, chiamate vocali disponibili su Android
Dopo mesi di test, il servizio va a regime. Presto anche su
iPhone
DOPO MESI in cui ha funzionato solo su invito, la
possibilità di fare chiamate vocali tramite Whatsapp - sfruttando il Voip, come
già fanno Skype e Viber - comincia ad essere disponibile a tutti. La novità,
attesa da tempo, riguarda per ora gli utenti di dispositivi Android. Per quelli
iOS, come l'iPhone, potrebbe arrivare a breve. "Entro un paio di
settimane", come annunciato pochi giorni fa dal cofondatore della chat
durante la conferenza di Facebook per gli sviluppatori.
La possibilità di fare chiamate vocali tramite WhatsApp era
stata annunciata in pompa magna un anno fa in occasione del Mobile World
Congress di Barcellona dal ceo Jan Koum. Ora il servizio comincia a diventare
realtà, a cominciare dagli utenti Android, e potrebbe contribuire ad aumentare
la popolarità della piattaforma, acquistata da Facebook a febbraio scorso,
sulla quale ogni giorno passano oltre 30 miliardi di messaggi. Gli utenti
Android che vogliono cominciare a usare il servizio devono installare la
versione 2.12.19 dell'applicazione (aggiornamento che potrebbe anche arrivare
in automatico).
Quindi, aprendo l'app compare in alto un nuovo menù che
oltre a Chat e Contatti annovera anche il pulsante Chiamate. Quando parte la
telefonata si possono utilizzare alcune funzioni di base. Gli utenti iPhone
dovranno aspettare ancora un pò, ma non molto, "un paio di settimane"
secondo quanto annunciato dallo stesso cofondatore della chat Brian Acton la
settimana scorsa durante la conferenza F8. A seguire la nuova funzione sarà
disponibile per gli utenti di Windows Phone e BlackBerry.
mercoledì 18 marzo 2015
L’elettronica indossabile porta nuove opportunità per i sensori, dopo smartphone e tablet
lucammello10:40dispositivi indossabili, sensoeri, tablet, TECNOLOGIA, Wearable Electronics Enabled
Nessun commento
L’ambito dei
dispositivi indossabili è visto come la prossima miniera d’oro di opportunità
per i produttori di sensori, ora che i profitti nei segmenti di smartphone e
tablet diminuiscono. Inoltre, il panorama dei sensori per i dispositivi
indossabili guadagnerà una nuova dimensione grazie all’ingresso di giganti del
software e dell’hardware quali Google, Apple, Samsung e Intel. Una nuova
analisi di Frost & Sullivan, intitolata “Wearable Electronics Enabled by
Sensors”, rileva che il mercato dei sensori ha prodotto entrate per 108 milioni
di dollari nel 2014 e stima che questa cifra raggiungerà quota 800 milioni di
dollari nel 2020. “La crescente aspettativa di vita e la sempre maggiore
consapevolezza riguardo all’importanza del monitoraggio della salute e del
benessere fisico alimentano lla diffusione dei dispositivi indossabili, –
afferma Sankara Narayanan, analista di Frost & Sullivan. – In aggiunta alle
applicazioni per la salute, mediche, per il fitness e il benessere, il mercato
dei dispositivi indossabili sta assistendo a una serie di nuovi lanci di
prodotto, tra cui heads-up display, smart watch, tessuti intelligenti,
bracciali e occhiali utilizzati in vari segmenti consumer, industriali e altri.
Con l’aumento della necessità di raccogliere diversi dati fisiologici e
l’affermazione del movimento Quantified Self, i dispositivi indossabili
incorporeranno sempre più sensori e componenti elettronici complessi.” Data
la complessità dell’ecosistema dell’elettronica indossabile, è necessaria una
combinazione di conoscenze sia hardware che software perché le aziende possano
avere successo nel settore. Molte aziende non hanno le competenze per
progettare prodotti da zero. In aggiunta, la necessità di integrare un gran
numero di sensori in un dispositivo indossabile pone seri problemi in termini
di durata della batteria e tempi di commercializzazione. Le piattaforme di
sensori, più che i componenti, avranno un ruolo cruciale nell’innovazione dei
dispositivi indossabili e nella riduzione dei tempi di commercializzazione. Le
aziende produttrici di piattaforme di sensori, con esperienza nell’ambito dei
sensori, dell’elaborazione a basso consumo e della connettività wireless, possono
progettare soluzioni con il numero di sensori desiderato, assicurando allo
stesso tempo una buona durata della batteria e un ridotto consumo energetico.
“Le piattaforme di sensori colmano il divario tra competenze hardware e
software, consentendo la prototipazione rapida degli indossabili e aiutando i
progettisti di dispositivi indossabili a completare la propria progettazione
hardware”, aggiunge Narayanan. Lo studio “Wearable Electronics Enabled by Sensors” fa
parte del programma Sensors & Instrumentation Growth Partnership Service.
Altri studi di Frost & Sullivan collegati a questo sono: “Global Pressure
Sensors and Transmitters Market”, “Sensors Market in Shale Gas Industry” e
“Global Wireless Sensor Networks Market”. Tutte le
analisi comprese nel servizio in abbonamento forniscono dettagliate opportunità
di mercato e tendenze del settore, valutate in seguito ad esaurienti colloqui
con gli operatori del mercato.
mercoledì 11 marzo 2015
Realizzato a Londra il rubinetto salva-acqua che evita gli sprechi con getti "artistici"
Il dispositivo hi-tech è stato messo a punto da uno
studente del Royal College of Art di Londra e consente di risparmiare il 15%
circa sulla bolletta.
Risparmiare è un'arte e alle volte può produrre delle "opere"
davvero spettacolari. Lo sa bene Simin Qiu, uno studente di design nel Royal
College of Art di Londra che ha messo a punto un rubinetto speciale in grado di
"salvare" l'acqua evitando gli sprechi. Ma oltre a dare un taglio del
15% alla bolletta, il dispositivo trasforma il getto in uscita in spirali
artistiche talmente belle da sembrare decorazioni di cristallo.
Le trame "geometriche" dei getti d'acqua che finiscono nel
lavandino sono il risultato di tanti micro-spruzzi incrociati, che lasciano
"vuoto" il centro del cilindro evitando così gli sprechi. Il
meccanismo è reso possibile grazie a una doppia turbina installata nel
"becco" del rubinetto che limita il flusso di acqua.
martedì 10 marzo 2015
Shazam vuole riconoscere anche gli oggetti
Il
popolare pulsante blu di Shazam scommette sul riconoscimento degli oggetti. Il
futuro dell’app che ha superato i 100 milioni di utenti attivi e vale più di un
miliardo di dollari
La startup Shazam, valutata un miliardo di dollari, da tempo cerca
di ampliare il suo raggio d’azione, espandendosi in nuovi mercati e
introducendo nuove funzionalità. Già “to shazam” è diventato un verbo, ma ora
vuole andare oltre la sua app musicale. In futuro vuole riconoscere gli oggetti, come i prodotti in commercio. Lo ha
spiegato lo Chief Executive Rich Riley a Reuters in occasione della fiera Mobile World
Congress (Mwc 2015) di Barcellona.
Presto Shazam permetterà il riconoscimento
degli oggetti nei negozi
L’azienda conta oltre 100 milioni di
utenti attivi
mensili sui dispositivi mobili. La tecnologia di Shazam oggi consente agli
utenti di riconoscere brani musicali e programmi Tv attraverso smartphone e
tablet, aiutando gli utenti ad acquisire tracce o vedere quale musica è di
tendenza in una certa area. Ma in futuro “il famoso pulsante blu che i
nostri utenti amano rimarrà tale, ma permetterà loro di fare molto di più” ha concluso Riley.
In futuro l’app permetterà di
riconoscere un pacchetto di cereali in un negozio per accedere ad ulteriori informazioni
sugli elementi nutrizionali; oppure dalla copertina di un DVD, sarà possibile acquistare la colonna
sonora di un film.
Già
oggi l’applicazione della startup non solo permette di risalire a titolo e
autore di un brano semplicemente ascoltandolo, ma permette anche di ascoltare
la canzone individuata, accedendo a servizi di streaming musicale come
Spotify e Deezer.
Shazam
è stata per anni fra le 25 apps più scaricate. Di recente ha introdotto
strumenti di marketing basati sulla localizzazione.
lunedì 9 febbraio 2015
Dagli Usa l'elisir di giovinezza: la pillola miracolo dei Nobel
L’elisir di
giovinezza in
una pillola? Secondo la Elysium Health, società di Leonard Guarente, ex
professore al Mit di Boston, il segreto è l’integratore Basis, per ora testato solo sui topi,
che avrebbe gli stessi effetti di una dieta povera di calorie, la chiave per una vita
lunga. Il lavoro ha visto il coinvolgimento di cinque premi Nobel tra cui Martin
Karplus, premiato per la
chimica nel 2013.
Gli scienziati hanno dimostrato di poterestendere
la vita dei topi di laboratorioalimentandoli di meno. Il
processo, noto come ‘restrizione calorica’,
è mediato da molecole biologiche chiamate sirtuine, a loro volta dipendenti dal livello del Nad+ (nicotinamide adenina dinucleotide),
che tende a scendere con l’età. L’idea di base è quindi quella di intervenire incrementando
la quantità di
questa molecola nelle cellule.
Basis,
dunque, oltre a contenere pterostilbene, un antiossidante che stimola le
sirtuine, include anche un precursore del Nad+, il riboside nicotinamide, che
l’organismo può metabolizzare, avviando il processo di allungamento della vita.
Questo idealmente. L’integratore infatti, testato solo sui topi, non garantisce
affatto un meccanismo analogo sull’uomo.
Il
problema, come lo stesso Guarente ha precisato,
risiede nella quasi impossibilità di dimostrare, in un tempo
ragionevole, che i farmaci che estendono la durata della vita degli animali
possono fare lo stesso nelle persone: un tale esperimento potrebbe infatti
richiederedecenni, vista l’attuale durata media della vita
umana.
Ecco
perché, attualmente, l’azienda ha deciso di fermare la pillola allo status
di integratore, che negli Stati Uniti non richiede
sperimentazione umana e controllo dell’Fda, l’organo preposto
all’autorizzazione al commercio dei farmaci. L’indagine dunque proseguirà con
una fase detta di post-marketing, ovvero di verifiche dopo la commercializzazione, già in
corso.
Nonostante
ciò, Elysium Health si è impegnata a seguire i severi
standard di qualità della produzione farmaceutica. Le pillole
sono disponibili unicamente attraverso il sito web,
al prezzo fissato di 60 dollari (53
euro) per una fornitura di 30 giorni o di 50 dollari al mese (44 euro), tramite abbonamento.
Se
l’uomo funzionasse come un topo sembreremmo dunque vicini all’elisir di eterna giovinezza tanto sognato. Ma sarà così?
In arrivo pneumatici ricavati dagli scarti del riso
Il fatto di parlare una lingua piuttosto
complessa e ricca di sfumature come la nostra, comporta la presenza di anomalie
e di infinite discussione riguardo al corretto impiego di aggettivi, sostantivi
e articoli: non molto tempo fa, ad esempio, aveva tenuto banco sui maggiori
quotidiani un'annosa diatriba relativa all'aggettivo plurale da associare alla
parola pneumatici.
Tralasciando per un
attimo il fatto che la dicitura corretta sia “gli pneumatici” e non “i
pneumatici”, quello che preme realmente ai milioni di acquirenti presenti sul
nostro territorio è che le coperture possano un giorno
diventare magicamente economiche e magari funzionali
ad uno sviluppo industriale meno arrogante e basato sui derivati del petrolio.
Un team
di ricerca interno all'azienda americana Goodyear, ubicata in
un paese dove l'articolo da impiegare è sempre “the”, per cui si perde meno
tempo in quisquilie grammaticali, è a tal proposito quasi riuscito a mettere
a punto un innovativa tipologia di pneumatici ottenuti a partire dagli scarti
del riso, in modo economico, ecologico e perfettamente
funzionale allo
scopo prefisso.
Dopo anni di studi,
ricerche e tentativi falliti, lo scorso mese di settembre i
responsabili della Goodyear hanno
fieramente annunciato di aver quasi trovato la quadratura del cerchio (in senso
quanto mai letterale) e di essere riusciti a dare vita a coperture
ottenute mediante il riciclo della lolla di riso, particolare componente
che si ottenere dalla comune lavorazione dei cereali e che, una volta bruciato, dà origine ad ingenti quantità di ossido di silicio,
componente funzionale
alla realizzazione di pneumatici adibiti al normale utilizzo
stradale.
Oltre fornire un
notevole implemento in chiave di risparmio alle
aziende produttrici, il ricorso ad una fonte alternativa di
silicio potrebbe consentire in tempi brevi un'autentica rivoluzione all'interno
del settore, derivante dal reimpiego di materiali altrimenti
destinati allo scarto e
dal fatto che, stando a quanto dichiarano i tecnici Goodyear, le nuove coperture paiono in grado di
offrire un ulteriore risparmio in chiave di consumo di carburante.
I pneumatici ricavati a
partire dalla buccia di riso dovrebbero garantire infatti una maggiore tenuta di strada ed un implemento di funzionalità,
in termini di attrito con l'asfalto, utile a ridurre
i consumi della autovetture (se
avete provato a partire per le vacanze senza prima aver fatto controllare le
coperture, sapete perfettamente cosa intendiamo), andando
dunque a costituire una risorsa ecologica ed economica su un duplice versante.
Mentre anche
Pirelli sta lavorando ad esprimenti analoghi dall'interno dei suoi stabilimenti
in Brasile, auspichiamo dunque un rapido avvento sui mercati
delle nuove coperture in grado di ottimizzare durata e consumi: in caso vi
troviate a dovere (si spera presto) richiedere i nuovi eco-penumatici al vostro
gommista di fiducia e veniste colti da quell'atavico dubbio linguistico,
suggeriamo l'impiego del termine “gomme” in sostituzione; la sostanza non
cambia e nemmeno il risparmio.
giovedì 5 febbraio 2015
Google si allea con Twitter: i tweet subito nel motore di ricerca
Google e Twitter tornano insieme. Dopo una falsa partenza
cinque anni fa, i due colossi del web hanno raggiunto un accordo che permette
ai tweet di 140 caratteri di essere visualizzati dal motore di ricerca non
appena pubblicati. La notizia dell’intesa siglata nella giornata di ieri è
stata riportata da Bloomberg News e per il momento non è stata confermata dalle
due aziende.
L’accordo prevede che i messaggi inviati dai 284 milioni di
utenti di Twitter siano visualizzati quasi in diretta sulla pagina dei risultati
di Google, senza attendere la scansione del crawler del motore di ricerca.
L’obiettivo è di far aumentare il traffico del sito di microblogging, aprendo
quindi la piattaforma - così come la pubblicità e la possibilità di
sottoscrizione - anche ai navigatori non iscritti.
Twitter, che ha già accordi simili con Bing e Yahoo!,
rinnova l’intesa con Big G sottoscritta per la prima volta nel 2009, ma che in
realtà non ha mai dato i risultati auspicati e che era quindi stata sciolta due
anni dopo. In realtà i dissidi riguardavano anche la visualizzazione dei tweet
sulla pagina dei risultati del motore di ricerca e l’utilizzo dei risultati da
parte di Google: Twitter voleva soltanto che i messaggi finissero nella pagina
dei risultati, mentre il motore di ricerca chiedeva che questi fossero
integrati in maniera organica in tutti i suoi prodotti, a partire dal social
network Google Plus. Secondo le indiscrezioni di Bloomberg, Google non verserà
a Twitter una percentuale sugli introiti pubblicitari generati dal traffico
supplementare, ma pagherà un fisso per l’accesso al database dei tweet.
Proprio questa settimana Twitter aveva accelerato sul fronte
pubblicitario, siglando per la prima volta accordi con Flipboard e Yahoo Japan
per vendere pubblicità al di fuori della propria piattaforma. Questa sera il
sito di microblogging comunicherà i risultati del quarto trimestre: le
previsioni di Thomson Reuters stimano un balzo dell’87% del fatturato a 453
milioni di dollari nonostante un rallentamento della crescita di nuovi utenti.
Analisi del sangue in 15 minuti con lo smartphone
Laboratorio 'tascabile' per paesi in via di sviluppo
Poche gocce di sangue, 25 euro, 15 minuti di tempo e uno smartphone: è quanto serve per diagnosticare un'infezione di Hiv o sifilide grazie a un mini-laboratorio ideato per fare le analisi del sangue
nei Paesi in via di sviluppo.
A trasformare un vero laboratorio di analisi in un 'accessorio' low-cost simile a un telefonino è la ricerca coordinata da Samuel Sia, dell'Università Columbia, pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine.
Fare analisi cliniche, anche basilari, lontani da una struttura organizzata e senza energia elettricaè un impresa quasi impossibile. Per cercare di aiutare i medici che lavorano in regioni povere con alta diffusione di infezioni gravi come quella da Hiv e la sifilide, i ricercatori americani hanno messo a punto un piccolo kit di diagnosi rapida da usare collegandolo ad uno smartphone o a un pc.
E' una piccola 'scatola' che, con una semplice puntura sul dito, preleva poche gocce di sangue per eseguire test clinici in appena 15 minuti. Per alimentare il dispositivo basta collegarlo all'uscita degli auricolari di uno smartphone o di un pc. Il costo è di 25 euro, contro i 15.000 necessari per un'attrezzatura da laboratorio con le stesse caratteristiche.
"Sappiano che una diagnosi precoce su donne incinte può ridurre notevolmente le conseguenze per le madri e i loro bambini", ha spiegato Sia. I primi test sul campo sono stati eseguiti in Ruanda con operatori sanitari che hanno utilizzato il dispositivo per analizzare 96 pazienti e ora i ricercatori puntano a distribuire un gran numero di kit agli operatori che lottano sul campo contro sifilide e Hiv.
A trasformare un vero laboratorio di analisi in un 'accessorio' low-cost simile a un telefonino è la ricerca coordinata da Samuel Sia, dell'Università Columbia, pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine.
Fare analisi cliniche, anche basilari, lontani da una struttura organizzata e senza energia elettricaè un impresa quasi impossibile. Per cercare di aiutare i medici che lavorano in regioni povere con alta diffusione di infezioni gravi come quella da Hiv e la sifilide, i ricercatori americani hanno messo a punto un piccolo kit di diagnosi rapida da usare collegandolo ad uno smartphone o a un pc.
E' una piccola 'scatola' che, con una semplice puntura sul dito, preleva poche gocce di sangue per eseguire test clinici in appena 15 minuti. Per alimentare il dispositivo basta collegarlo all'uscita degli auricolari di uno smartphone o di un pc. Il costo è di 25 euro, contro i 15.000 necessari per un'attrezzatura da laboratorio con le stesse caratteristiche.
"Sappiano che una diagnosi precoce su donne incinte può ridurre notevolmente le conseguenze per le madri e i loro bambini", ha spiegato Sia. I primi test sul campo sono stati eseguiti in Ruanda con operatori sanitari che hanno utilizzato il dispositivo per analizzare 96 pazienti e ora i ricercatori puntano a distribuire un gran numero di kit agli operatori che lottano sul campo contro sifilide e Hiv.
martedì 3 febbraio 2015
WhatsApp: telefonare gratis si può già fare in attesa di poter scaricare WhatsApp beta. Istruzioni
WhatsApp fa sul serio e introduce la chiamate vocali.
Per ora siamo ancora nella fase beta, ma c'è l'opportunità di forzare il
servizio.
Lo scoop lo ha fatto un utente indiano, che ha
pubblicato online le immagini di una interfaccia divisa in tre schede: sezione
per le chiamate, sezione per la chat ed elenco dei contatti, oltre a un nuovo
pulsante che permetterebbe di avviare una chiamata via Internet. E in Rete il
tam tam si è scatenato: sembra quindi imminente il lancio della tanto attesa
possibilità di effettuare chiamate vocali con WhatsApp, acquistato da Marck
Zuckerberg, CEO di Facebook, per 19 miliardi di dollari. Siamo ancora nella
fase beta e per l'approdo a quella definitiva occorre ancora un po' di tempo.
I più impazienti che dispongono dei permessi di
amministratore sbloccati possono provare ad attivare il servizio. Tuttavia sono
indispensabile l'installazione della versione 2.11.508 (o successive) di
WhatsApp e un emulatore per Android. A quel punto, come spiegato nel forum di
XDA Developers, occorre aggiungere il codice HTML am start -n
com.whatsapp/com.whatsapp.HomeActivity. Si tratta di un espediente dal
carattere di provvisorietà che non è funzionante al 100%.
Più in generale il servizio dovrebbe essere
inizialmente valido solo per chi è dotato di dispositivi Android. In questo
modo il mercato si arricchisce di una nuova opportunità che si affianca ai vari
Skype e Viber. Il servizio andrà a fare coppia con WhatsApp Web, la versione
per computer del software di messaggistica istantanea. Affinché funzioni è
indispensabile che il proprio smartphone rimanga acceso e sia connesso a
Internet i(il client web è solo un'estensione del telefono), e utilizzare il
browser Google Chrome. Almeno fino a questo momento la possibilità viene negata
ai Mac e agli iPhone e rimane riservata ai possessori di uno smartphone
equipaggiato con sistema operativo Android o Windows Phone e dei BlackBerry.
lunedì 2 febbraio 2015
Offerte febbraio 2015 per tariffe cellulari con internet sotto i 10 euro
Oggi la nostra analisi riguarderà le tariffe per cellulari che, solitamente, vengono richieste da
coloro che fanno un utilizzo minimo del proprio smartphone ma non vogliono
negarsi la possibilità di avere un pacchetto che includa telefonate e
navigazione internet. E gli sms? Con l'avvento di whatsapp ormai lo
sappiamo: gli sms sono diventati quasi superflui; ma in caso di necessità, se
non fossero inclusi nel costo, è sempre possibile inviarli a consumo.
Wind: i pacchetti per cellulari ricaricabili a 10 euro
Iniziamo con Wind: a 10 euro/mese
troviamo All Inclusive ricaricabile che include
minuti illimitati verso tutti cellulari wind, 100 sms verso tutti e 1 gb di
Internet. Una tariffa più adeguata a coloro ai quali interessa in particolar
modo la navigazione è All digital: include 2 Gb di navigazione, 100 minuti verso tutti, sms
illimitati, scontata a €10 (anziché 14) a patto che per ricaricare il cellulare
e per richiedere assistenza vengano usate la app Mywind o il sito internet
dell'operatore. Cosa succede se "mi dimentico" e ricarico dal
tabaccaio, oppure chiamo l'155? Niente di grave: il mese successivo decadrà lo
sconto e saranno scalati dal credito residuo €14.
I piani tariffari Tim a 10 euro/mese
L'offerta di Tim delle tariffe dedicate
agli smartphone vede - purtroppo - prezzi uguali o inferiori a 10 euro solo per
un pacchetto rivolto a chi ha un'età compresa fra 12 e 30 anni. Tim Young&Music costa 9 euro/mese, include 1000 sms e 1 Gb
di navigazione lte (4G); lo streaming di musica effettuato tramite la app
dedicataTIMmusic non consuma il monte Gb
di navigazione che, fino al 30/4/15, non viene eroso neanche per l'utilizzo di
Facebook e Whatsapp tramite i canali/app ufficiali.
Cosa significa che il monte minuti "non viene eroso"? Significa che se, ad esempio, utilizzate facebook e il traffico generato ammonta a 500 Mb, questi mega non vengono decurtati dal giga incluso nel pacchetto (attenzione che non è così se il proxy per la navigazione è blackberry, nokia xpress o opera mini).
Tutte le informazioni contenute nell'articolo fanno riferimento a tariffe in vigore al 2 febbraio e sono puramente indicative; prima di procedere nell'attivazione verificate con l'operatore l'eventuale variazione nelle promozioni.
Cosa significa che il monte minuti "non viene eroso"? Significa che se, ad esempio, utilizzate facebook e il traffico generato ammonta a 500 Mb, questi mega non vengono decurtati dal giga incluso nel pacchetto (attenzione che non è così se il proxy per la navigazione è blackberry, nokia xpress o opera mini).
Tutte le informazioni contenute nell'articolo fanno riferimento a tariffe in vigore al 2 febbraio e sono puramente indicative; prima di procedere nell'attivazione verificate con l'operatore l'eventuale variazione nelle promozioni.
mercoledì 21 gennaio 2015
Tutti i modi con cui il multitasking ci rovina (davvero) il cervello
Il Quoziente Intellettivo si abbassa
anche di 10 punti. ll neuroscienziato Daniel J. Levitin esamina gli «effetti
collaterali» del sovraccarico di stimoli da email, sms e social.
s
I cantori delle meraviglie del
multitasking sono avvisati: l’epopea del fare tutto e possibilmente in
contemporanea non è cosi mitica come si crede. Non lo è almeno per il nostro
cervello. Non è la prima volta che gli studi scientifici si occupano — e si
preoccupano — degli effetti collaterali del sovraccarico di stimoli e di
richieste sulla nostra “centrale di controllo”. Adesso lo ribadisce il
neuroscienziato Daniel J. Levitin , direttore del Laboratory for Music,
Cognition and Expertise alla McGill University e autore del libro “The
Organized Mind: Thinking Straight in the Age of Information Overload.” (“La
mente organizzata: restare lucidi nell’era dell’eccesso di informazione”, ndr)
in un articolo pubblicato sulle pagine scientifiche del quotidiano britannico
The Guardian: il multitasking ci rende meno efficienti e comporta un vero e
proprio esaurimento delle funzioni cerebrali. «Stiamo facendo i lavori di 10
persone diverse, cercando anche di tenere il passo con la nostra vita, i nostri
figli e genitori, i nostri amici, le nostre carriere, i nostri hobby, e le
nostre programmi televisivi preferiti», scrive Levitin.
Non siamo giocolieri esperti
È ormai esperienza quotidiana:non c’è
momento della nostra giornata in cui non “messaggiamo”, leggiamo la posta,
“chattiamo” sulle varie piattaforme messe a disposizione dalla tecnologia. «Ma
c’è un unico neo — ci spiega il professor Levitin— . Anche se pensiamo di fare
diverse cose contemporaneamente, questa è una illusione potente e diabolica.
Earl Miller, un neuroscienziato del MIT e uno dei massimi esperti mondiali di
attenzione divisa, dice che il nostro cervello “non è cablato bene per il
multitasking ... Quando la gente pensa di fare multitasking, in realtà sta solo
passando da un compito a un altro molto rapidamente . E ogni volta che lo fa,
c’è un costo cognitivo». Quindi non stiamo in realtà tenendo un sacco di palle
in aria come un giocoliere esperto, assomigliamo piuttosto a un dilettante
scarso che fa girare i piatti, passando freneticamente da un compito all’altro,
ignorando quello che non è proprio davanti a noi, ma preoccupati che crollerà
da un momento all’altro. Anche se pensiamo che stiamo facendo un sacco di cose,
ironia della sorte, il multitasking ci rende palesemente meno efficienti».
Il circolo vizioso della dopamina
I meccanismi innescati dall’attività
frenetica giocata su più “tavoli” sono stati ampiamente studiati .« Si è visto
che il multitasking aumenta la produzione di cortisolo, l’ormone dello stress,
e di adrenalina, l’ormone del “lotta o scappa”, che può stimolare eccessivamente
il cervello e causare annebbiamento o pensieri disturbati — racconta Levitin —.
Il multitasking crea un circolo vizioso di dipendenza dalla dopamina, premiando
effettivamente il cervello a perdere la concentrazione e a cercare stimoli
esterni. A peggiorare le cose, la corteccia prefrontale ha una “distorsione da
gadget”, il che significa che la sua attenzione può essere facilmente distratta
da qualcosa di nuovo - gli oggetti luccicanti proverbiali che usiamo per
invogliare i bambini, cuccioli e gattini. L’ironia qui per quelli di noi che
stanno cercando di mettere a fuoco tra le attività in concorrenza è chiaro: la
regione del cervello di cui abbiamo molto bisogno di fare affidamento per
rimanere concentrati sul compito è facilmente disturbata. Rispondere al
telefono, cercare qualcosa su internet, controllare la posta, inviare un Sms: e
ognuna di queste cose modifica i centri del cervello deputati alla ricerca
della novità e della ricompensa, provocando uno scoppio di oppioidi endogeni
tutto a scapito della nostra concentrazione sul compito da svolgere».
L’ info-mania rende meno intelligenti
Secondo l’autore , anche la semplice
opportunità di fare più cose contemporaneamente è dannosa per le prestazioni
cognitive. «Glenn Wilson, ex docente a contratto di psicologia presso Gresham
College di Londra, lo chiamainfo-mania . La sua
ricerca — scrive Levitin — ha scoperto che trovarsi in una situazione in cui si
sta cercando di concentrarsi su un compito e si ha una e-mail non letta nella
posta in arrivo, può ridurre il QI (Quoziente Intellettivo) effettivo di 10
punti. E anche se le persone attribuiscono molti benefici per la marijuana, tra
cui una maggiore creatività e riduzione del dolore e lo stress, è ben
documentato che il suo ingrediente principale, il cannabinolo, attiva i
recettori cannabinolici dedicati nel cervello e interferisce profondamente con
la memoria e con la nostra capacità di concentrarsi su diverse cose
contemporaneamente. Wilson ha mostrato che le perdite cognitive da multitasking
sono ancora superiori alle perdite cognitive dei fumatori di cannabis».
Le informazioni «deviate»
Levitin cita poi Russ Poldrack,
neuroscienziato a Stanford, secondo il quale nel processo di apprendimento
mentre si fa multitasking le nuove informazioni sono dirette verso la parte
sbagliata del cervello. «Se ad esempio gli studenti studiano e guardano la TV
allo stesso tempo — racconta Levitin —, le informazioni acquisite dai loro
compiti si indirizzano al corpo striato, una regione specializzata nella
memorizzazione di nuove procedure e competenze, non di fatti e idee. Senza la
distrazione della TV,invece, le informazioni raggiungono l’ippocampo, dove
vengono organizzate e classificate in una varietà di modi, rendendo più facile
recuperarle. Earl Miller del Massachusetts Institute of Technology aggiunge,
«La gente non può fare multitasking molto bene, e quando dice che possono,
stanno illudendo se stessi. E si scopre che il cervello è molto bravo in questo
business dell’illusione» .
I costi sul metabolismo
Poi ci sono i costi metabolici .
Chiedere al cervello di spostare l’attenzione da un’attività all’altra
costringe la corteccia prefrontale e il corpo striato a bruciare il glucosio
ossigenato, lo stesso combustibile du cui hanno bisogno per restare concentrati
sui compiti . «E il tipo di spostamento rapido e continuo che operiamo con il
multitasking — spiega Levitin —fa sì che il cervello bruci il combustibile così
rapidamente che ci sentiamo esausti e disorientati dopo anche per breve tempo.
Abbiamo letteralmente impoverito i nutrienti nel nostro cervello. Questo porta
a compromessi in termini di prestazioni cognitive e fisiche. Tra le altre cose,
il cambiamento ripetuto dei compito porta ad ansia, che aumenta i livelli di
cortisolo, l’ormone dello stress nel cervello, che a sua volta può portare a un
comportamento aggressivo e impulsivo. Al contrario, la concentrazione sul
compito è controllata dal cingolo anteriore e dal corpo striato, e una volta
che attiviamo la modalità esecutiva centrale, rimanere in quello stato comporta
un minore utilizzo di energia rispetto al multitasking e di fatto riduce la
necessità di glucosio per il cervello». Uno studio del 2013 condotto dalla
Michigan State University aveva già messo in guardia sulla possibile
associazione del multitasking digitale ad ansia e depressione, senza però
chiarire se sia il disagio psicologico a portarci a cercare distrazione nel
sovraccarico digitale o siano tablet e cellulari a provocare il malessere.
Il corto circuito delle decisioni
C’è poi il problema delle decisioni da
prendere che nel multitasking viene amplificato a dismisura causando una specie
di corto circuito. «Questa incertezza — afferma Levitin— manda in tilt il
nostro rapido sistema di categorizzazione percettiva, è causa di stress, e porta
al sovraccarico di decisione. Si scopre che il processo decisionale ha un
impatto anche sulle risorse neurali e che le piccole decisioni sembrano
prendere tanta energia quanto quelle grandi . Una delle prime cose che perdiamo
è il controllo degli impulsi. Si innesca rapidamente uno stato di impoverimento
in cui, dopo aver preso un sacco di decisioni senza senso, rischiamo di finire
con il decidere davvero male su qualcosa di importante». Questo vale per le
email, ormai dilaganti, e a maggior ragione per gli Sms che creano una
dipendenza più sottile. «Si risponde e ci si sente ricompensati per aver
portato a termine un compito (anche se questo compito era del tutto sconosciuto
a solo 15 secondi prima). Ognuno di questi Sms trasporta un “proiettile” di dopamina».
Una ricompensa buona da morire
I topi lo hanno dimostrato molto bene. «
In un famoso esperimento — sottolinea Levitin — , i miei colleghi della McGill
Peter Milner e James Olds, entrambi neuroscienziati, hanno piazzato un piccolo
elettrodo nel cervello dei topi, in una piccola struttura del sistema limbico
chiamata nucleo
accumbens. Tale struttura regola la produzione di
dopamina ed è la regione che si “illumina” quando i giocatori d’azzardo vincono
una scommessa, i tossicodipendenti prendono la cocaina, oppure quando si ha un
orgasmo. Olds e Milner lo hanno chiamato il centro del piacere. Una leva nella
gabbia permette ai topi di inviare un piccolo segnale elettrico direttamente ai
loro nucleo accumbens. Ebbene ai topi piaceva a tal punto da non fare
nient’altro. Hanno dimenticato del tutto di mangiare e dormire. Molto tempo
dopo avevano fame e hanno ignorato il cibo gustoso in cambio della possibilità
di premere quella piccola leva cromata; hanno anche ignorato il sesso. I ratti
appena premuto la leva più e più volte, fino a che sono morti di fame e di
stanchezza. Ci ricordano qualcosa? Un uomo di 30 anni è morto a Guangzhou
(Cina) dopo aver giocato i videogiochi ininterrottamente per tre giorni . Un
altro uomo è morto a Daegu (Corea) dopo aver giocato ai videogiochi quasi
ininterrottamente per 50 ore, bloccato solo perché è andato in arresto
cardiaco» .
Twitter e Facebook
Strumenti come Twitter o Facebook
agiscono alla stessa maniera. «Ogni volta che inviamo una e-mail in un modo o
nell’altro, proviamo un senso di realizzazione, e il nostro cervello riceve un
pizzico di ormoni-i ricompensa che ci dicono abbiamo realizzato qualcosa —
conclude Levitin — . Ogni volta che controlliamo un o “tweet” su Twitter o un
aggiornamento di Facebook, incontriamo qualcosa di nuovo , ci sentiamo più
connessi socialmente e otteniamo un’altra cucchiaiata di ormoni -ricompensa. Ma
ricordate, è la parte muta e sempre affamata di novità del cervello che guida
il sistema limbico, a indurre questa sensazione di piacere, non i centri del
pensiero di livello superiore posti nella corteccia prefrontale. Non commettete
errori: controllare email-, Facebook- e Twitter costituisce una dipendenza
neurale».
martedì 20 gennaio 2015
In arrivo iCub, la tecnologia al servizio del sociale e delle persone sole o disabili
Trent’anni fa sarebbe stato impensabile, ma oggi
l’applicazione della robotica nel quotidiano è diventata una realtà
consolidata. Il principale scopo per cui sono nati i robot è quello di aiutare
le persone anziane nello svolgere compiti e mansioni facilitando loro la vita
di tutti i giorni. Per gli esperti le potenzialità sono tantissime, e un futuro
dove le persone saranno affiancate da robot non sarà fantascienza (e non
passeranno nemmeno tanti anni). Già nel 2015 si prevede il via del secondo
programma di sperimentazioni, nel corso del quale altre persone anziane
volontarie proveranno i nuovi sistemi robotici, questa volta in ambienti reali.
I “robot badanti” – questo il nome, un progetto presentato nel febbraio 2014
coordinato dall'istituto di biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di
Pisa chiamato 'Robot Era'; tre sistemi robotici avanzati, in grado di cooperare
e interagire con una persona umana. Un altro obiettivo allo studio è 'iCub', un
sistema che consentira di connettere alla robotica la tecnologia alla base
degli smartphone", ha detto Giorgio Metta, direttore della iCub Facility
dell'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit) di Genova.
Serviranno ancora un paio di anni per mettere in rete tutti i robot del mondo,
cosa che permetterà agli stessi lo scambio di dati e programmi. ICub un robot
umanoide messo a punto nel 2009 dall'Iit, pronto a crescere e cambiare aspetto:
avrà lo stesso volto della versione vecchia, ma sarà più robusto e più alto,
sarà alimentato a batteria e perciò potrà muoversi liberamente nei laboratori,
ma soprattutto non sarà più solo", ha spiegato Metta: potrà collegarsi con
il cloud attraverso la rete wireless, e avrà funzioni simili a quelle di uno
smartphone per assistere chi ne ha bisogno 24 ore su 24.
La ricerca unita all’innovazione e alla tecnologia al servizio del sociale e
delle persone sole o disabili.
Il prezzo dovrebbe essere di circa 10.000 euro, ma
l'obiettivo è realizzare qualcosa di ancora più conveniente e accessibile. E'
questa la sfida della società italiana iCub Facility dell’Istituto Italiano di
Tecnologia (Iit) di Genova. Giorgio Metta, Direttore dell’azienda è stato
intervistato dall’Ansa, ed ha dichiarato :” Abbiamo appena iniziato il progetto
che tende a sviluppare tecnologie a basso costo, in teoria traducibile per fare
dei robot prodotti da fabbricare in serie e in grado di entrare nelle nostre
case. Oggi un robot costa circa 250.000 euro ed è naturalmente fuori da ogni
mercato. Robot di questo tipo – rileva Metta – possono essere utilizzati solo
nei laboratori. Vorremmo arrivare ad un prodotto che non costi più di
un’utilitaria, ossia sotto i 10.000 euro e se possibile anche meno». Per questo
si stanno studiando nuovi materiali plastici da sostituire al metallo e si
progettano componenti che sarà possibile produrre su larga scala” CLICCA QUI' per APPROFONDIRE
Saranno robot da compagnia pensati inizialmente soprattutto per le persone
anziane, che nelle società avanzate sono destinate a diventare sempre più
numerose, mentre sempre meno saranno giovani e adulti in grado di assisterle.
”I robot ai quali stiamo lavorando saranno in grado di compiere semplici
compiti, come prendere oggetti, raccoglierli da terra, portarli”, sottolinea
Metta che conclude: ”Saranno anche uno strumento di comunicazione, con funzioni
molto simili a quelle di uno smartphone”.
iCub è un robot androide costruito dall'Istituto Italiano
di Tecnologia (IIT) di Genova. Alto 104 cm e pesante 22 kg, la sua
estetica e funzionalità ricordano quelle di un bambino di circa quattro anni.
Il robot umanoide dell'Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova, iCub,
sta imparando a stare in piedi e a mantenere l'equilibrio anche
nell'interazione fisica con le persone. Grazie alla pelle artificiale che gli
permette di avere 4000 punti sensibili su tutto il corpo, iCub è in grado di
misurare in ogni istante i contatti e le forze che riceve dall'esterno,
rispondendo con movimenti adeguati a mantenere l'equilibrio. Queste nuove
capacità saranno utili quando, nel prossimo futuro, iCub coabiterà con l'uomo
negli ambienti domestici e dovrà muoversi in maniera sicura per sé e per gli
altri. Infatti, non cadrà se sarà urtato e potrà interagire con gli uomini
anche solo attraverso il corpo e il tatto.Quest'ultimo risultato è stato
raggiunto grazie agli sforzi dei ricercatori di IIT e, in particolare, al
Progetto Europeo Codyco, coordinato da Francesco Nori, del dipartimento di
Robotics, Brain and Cognitive Sciences di IIT.
giovedì 15 gennaio 2015
XIAOMI MI BOX MINI, UN ANDROID MINI-PC INNOVATIVO A 33 DOLLARI!
Eccezionale per tre ragioni il nuovo mini-PC Xiaomi Mi Box
Mini: per le dimensioni ultracompatte, per l'innovativo design con alimentatore
integrato e per il prezzo di soli 33 dollari al cambio. Sold-out assicurato.
Xiaomi,
uno dei produttori cinesi di maggiore successo nel 2014 ed in rapida ascesa, ha aggiunto quattro
nuovi device alla sua offerta: 2 smartphone Mi Note e Mi Note Pro,
le cuffie Mi Headphones e il TV box Mi Box Mini. Xiaomi
Mi Box Mini è la
terza generazione del mini-PC Android della Casa cinese. Il capostipite era
stato lo Xiaomi Mi Box del 2013,
che per primo aveva saputo coniugare un prezzo aggressivo ad un design semplice
ma raffinato che non sfigurava nel salotto di casa. Era poi seguìto nel 2014 un terzetto di
mini-PC composto da
Xiaomi Mi Box Pro, Mi Wi-Fi e Mi Wi-Fi Mini, con target differenti ma tutti
accomunati da un design unico ed immediatamente riconoscibile.
Xiaomi Mi Box Mini è quindi l'ultimo di una serie di TV box Android based di
successo, dei quali cercherà di ripetere i fasti nel 2015
puntando ancora una volta su un design particolare, sulla dotazione hardware e
software robusta e stabile e sul prezzo competitivo. Insomma ci sono tutte le
premesse per un autentico bestseller della categoria.
L'estetica
è innovativa e
segna una cesura rispetto agli attuali mini-PC o TV box che hanno la forma di
cubi, cilindri o piccoli parallelepipedi da collocare di fianco al TV.
L'ispirazione di Xiaomi Mi Box Mini sono gli alimentatori di smartphone e
tablet: con dimensioni pari ad 1/4 del Mi box originario, Mi Box Mini sta nel
palmo di una mano ed è ritenuto il PC Android più
compatto attualmente esistente; sulla parte inferiore del telaio
integra direttamente la spina per l'alimentazione, pertanto non si alimenta
tramite cavo microUSB come di consueto ma direttamente infilandolo nella presa
elettrica, esattamente come faremmo con un
alimentatore!
Non si tratta soltanto di un cambiamento stilistico ma anche
funzionale perché Mi Box Mini integra al suo interno il proprio alimentatore e
non ha bisogno di alimentazione esterna. È una soluzione geniale, molto
più pratica e riduce ulteriormente l'ingombro. Altra differenza rispetto al
vecchio Mi Box è nei colori perché il telaio non è più nero ma
bianco con un inserto in 5 tinte pastello: arancione chiaro e scuro, azzurro,
giallo, verde, rosa.
La dotazione tecnica prevede un processore
ARM Cortex A7 quad-core a 1.3GHz con sottosistema grafico ARM Mali 450
accompagnato da 1GB di RAM e 4GB di storage,
il tutto montato su una motherboard che ha dimensioni pari ad 1/3 di una carta
di credito! Non è stato ancora reso ufficiale il modello di processore ma la
presenza di 4 core ARM Cortex A7 escluderebbe il SoC Amlogic S802-H utilizzato
sul Mi Box del 2014.
Sarebbe invece assicurata la decodifica di video nel formato
H-265 o HEVC ma
fino ad una risoluzione massima di 1080p, quindi niente decodifica hardware per
i video 4K. Per quanto riguarda l'audio invece sono supportati i sistemi di
virtual surround sound DTS e Dolby.
Sul versante interfacce di rete c'è il WiFi
n dual-band e il Bluetooth 4.0. Le caratteristiche tecniche nel
complesso sono buone considerato il formato ma non tali da supportare i 4K. Il
sistema operativo è Google Android e potete stare certi che nel giro di
poche ore inizieranno ad apparire in Rete le prime custom ROM.
Il prezzo è di 199yuan, circa 33 dollari al
cambio, quindi assolutamente competitivo se si considera che per la stessa
cifra si riescono a trovare principalmente chiavette Miracast o soluzioni meno
versatili com Google Chromecast o Amazon TV Stick.




























